Il Borgo degli innamorati

Una romantica storia d'amore raccontata in un' epigrafe di epoca romana nel Borgo di Ostia Antica. All'angolo di una deliziosa casa del Borgo quasi nascosta alla vista del visitatore e' collocata da tempo immemore una epigrafe che narra di una romantica storia di amore.

La lastra di marmo recita :

D-M
T-FLAVI
AMERIMNI
FEC
FLAVIA GLYCERA
PATRONO BMET 
CONIUGI

 

(DEI MANI /spiriti defunti/ FLAVIA GLICERA DI TITO FLAVIO AMERIMNO FECE AL SUO PATRONO BENEMERITO E CONIUGE) 

Flavia Glicera era una schiava. 
Tito FLavio Amerimno era il suo padrone.
I due si innamorarono, lui la rese libera e poi la sposo'. 
Quando lui mori, lei volle che tutti sapessero quella storia e fece realizzare questa epigrafe. 
A distanza di secoli i loro nomi sono incisi ancora la a ricordarci la loro storia ed il loro amore. 

Una leggenda del Borgo narra che se due giovani innamorati vogliono coronare la loro storia d’amore non devono fare altro che portare una rosa rossa davanti all'epigrafe il giorno di San Valentino e dichiarandosi amore eterno, questi potranno vivere la loro storia d'amore per sempre..."

( Piero Labbadia)

Da un intervista a Piero Labbadia, membro del consiglio direttivo della Pro Loco di Ostia Antica il giornalista Patrizio J. Macci ha scritto questo bellissimo articolo : 

Il viandante frettoloso che superi l'arco che immette nel borgo di Ostia Antica, tirando dritto per la chiesa di S. Aurea forse per correre a confessarsi, tenendo l'occhio vispo alla sua mancina coglierebbe proprio sull'angolo di un'abitazione una pietra con un'epigrafe consunta dal tempo. Scoperta in una zona che gli esperti in materia reputano luogo di sepolture, è stata collocata in una nicchia all'angolo di una casa. In geometria il posto dove due linee si incontrano. Una manciata di lettere scolpite che celano due linee vitali arrivate a noi dalla polvere dei secoli. La scritta ricopiata in bella copia questo rivela:

D-M
T-FLAVI
AMERIMNI
FEC
FLAVIA GLYCERA
PATRONO BMET 
CONIUGI

Flavia Glycera era, dunque, schiava di tale Tito Flavio Amerimno. Glycera è "nomen" di origine greca, si potrebbe supporre

(ogni ipotesi serve a guardare all'interno del buco nero del tempo) forse arrivata dalla Tracia, provincia romana tra le più turbolente.

Donna indomita e spirito libero. Su Tito Flavio Amerimno il buio più assoluto, tranne la ricorrenza di questo "cognomen" tra alti gradi militari. Un reduce ritiratosi a vita privata? Nell'esercito romano ci si ritirava in pensione molto giovani considerando che l'aspettativa di vita era intorno ai quaranta-cinquanta anni, pochissimi ricchi e nobili arrivavano a un'età maggiore. Glycera poteva essere giovanissima, avere meno di venti anni. Tito si innamora di Glycera, la rende una donna libera e si sposano.

Alla sua morte lei, per ricordare in eterno la loro vicenda, fa scrivere la loro vicenda umana. Oppure qualcuno li ha sepolti tutti e due sotto la medesima pietra sulla quale è stata fatta l'iscrizione?
Spaccature d'abisso in cui si rivela, come nella luce miracolosa di Rembrandt, l'amore infinito di una donna che fa incidere quello che sente su una lasta di pietra alla morte del suo uomo.
Mai potremo sapere se le mani pietose che hanno rimosso il sigillo di questo amore abbiano involontariamente confuso e disperso le loro polveri, ma a questo punto il loro ricongiungimento -eterno- è avvenuto.

 

(tratto da un articolo di Patrizio J. Macci)