Un grande ensemble che vuole tracciare un ponte tra storia e tradizione, cercando di riportare i canti religiosi o profani, scherzosi, amatori, satirici, blasfemi e mistici che compongono i Carmina Burana, alla loro dimensione originaria alla quale si ispirò Carl Orff per la sua omonima composizione nel 1937.

Con la direzione artistica di Giovanni Cernicchiaro e Nando Citarella con Stefano Saletti, Pejman Tadayon, dunque il progetto vuole riportare all’origine lo spirito di mosaico multilingue e multiculturale che di conseguenza, animava i racconti e le storie narrate nel Codex Buranus, ragion per cui prese successivamente il nome di Carmina Burana. Erano infatti come menestrelli e cantastorie i chierici girovaghi, i cosiddetti goliardi o clerici vagantes, che di conseguenza dal XII al XIII secolo composero la raccolta di canti poi scoperta nell’abbazia di Benediktbeuern.

A tal proposito per far emergere per l’appunto il contenuto assai vario dei temi trattati dai chierici, che andavano da poesie di indole dottrinale,religiosa, polemica ad altre che cantavano scene sacre fino ad arrivare a quelle che inneggiavano con accento schiettamente popolare all’amore, al vino e alla natura, si è deciso di conseguenza di attingere, oltre al latino e al tedesco, alle “lingue” delle varie tradizioni popolari, dal siciliano al napoletano al sabir la lingua del Mediterraneo.

Un grande viaggio, quindi, per fare dei Carmina un unicum tra mondi musicali ed espressivi apparentemente differenti che, presentati in questa nuova veste, fanno comprendere e apprezzare il modo in cui la musica Occidentale colta ha sempre saputo accogliere suggestioni della più varia provenienza, ed utilizzarle come un mezzo per rinnovarsi e reinventarsi.